Recensione film: Promised Land


Il film Promised Land è uscito nelle sale americane nel 2012, dopo una “gestazione” particolare. Lo scrittore Dave Eggers (di cui sono una grande ammiratrice) aveva infatti scritto una storia su una questione molto dibattuta negli USA, quella del cosiddetto fracking, una sorta di trivellazione del terreno fatta per estrarre il gas naturale in modo, in teoria, non invasivo. L’attore John Krasinski, che aveva precedentemente lavorato con Eggers per il film Away We Go (consigliatissimo e “tradotto” in italiano con l’orrido American Life) si innamora della storia e ne compra i diritti, stendendo anche una prima bozza della sceneggiatura, a cui metterà mano anche Matt Damon, inizialmente designato regista. Alla fine il film viene diretto da Gus Van Sant e oltre a Matt Damon e a John Krasinski troviamo anche la bravissima Frances McDormand.

Trama – Damon e McDormand sono due responsabili della Global, una ditta che si occupa di installare trivelle per effettuare la sopracitata tecnica del fracking. Il loro compito è quello di convincere gli abitanti di quelle tipiche cittadine rurali un po’ ai confini del mondo a firmare contratti molto vantaggiosi per la Global, contratti venduti come vantaggiosi anche per chi, sotto al proprio terreno, ha gas naturale. Il personaggio di Matt Damon, Steve Butler, parla di possibili guadagni milionari ricavati dalla percentuale che la Global è disposta a concedere a chi firma il contratto; inoltre, la trivellazione viene descritta come innocua e porterà soldi in una cittadina ormai ridotta all’osso. Inizialmente tutto sembra filare liscio, tanto che Butler è anche in lizza per un posto che gli permetterebbe di fare un salto carrieristico notevole, quindi i due colleghi pensano di restare solo un paio di giorni nella cittadina di McKinley, giusto il tempo di firmare il maggior numero di contratti possibili. L’incanto però si rompe nel momento in cui arriva in città un giovane ambientalista (Krasinski) pronto a dare manforte a un anziano professore di fisica nella difesa del territorio, secondo questi minacciato da una pratica non così innocua come si vuole far credere alla popolazione.

Impressioni – Il dibattito alla base di questa storia è molto interessante. Io sinceramente non avevo mai sentito nulla al riguardo, ma stando a Wikipedia la tecnica del fracking è, come viene sostenuto dal personaggio di Krasinski nel film, potenzialmente dannosa. I terreni dove vengono effettuate le trivellazioni, nonché le falde acquifere ad essi sottostanti, possono infatti essere contaminati durante la fase di trivellazione, con conseguenze disastrose per l’agricoltura, gli animali e l’uomo. Non è un caso quindi che fra i produttori del film ci siano gli Emirati Arabi, che di certo non desiderano che l’Occidente trovi forme di energia alternative al petrolio. Con queste premesse, validissime e intriganti, mi rimane tuttavia qualche interrogativo: come mai Steve Butler, professionista di un certo livello e uno dei migliori nel suo campo è così ingenuo? Perché il finale non è stato sviluppato meglio? Secondo me l’idea alla base del film e il dibattito che ne può uscire sono molto interessanti, però è un peccato che la tematica ambientalistica non sia stata sviluppata del tutto. Alla fine Promised Land avrebbe potuto essere un film un po’ più impegnato e avrebbe potuto dare qualche risposta in più. L’ho trovato un po’ buonista nella sua conclusione e nello sviluppo del personaggio di Matt Damon, mentre il personaggio di Frances McDormand è più riuscito. Se l’argomento vi incuriosisce non mi farei sfuggire un film comunque godibile e ben scritto, però tenete a mente che di risposte ve ne saranno date poche.
P.S.: Il trailer si apre con un’introduzione un po’ esagerata, a mio parere…
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