DFW – Tennis, tv, trigonometria, tornado e altre cose divertenti che non farò mai più

Qualche tempo fa mi bullavo di essere già oltre la metà di Tennis, tv trigonometria e tornado, pensando che ne avrei parlato presto e che ci avrei messo poco a finirlo. Non contavo diversi impegni del calibro di: un matrimonio (ma non di quelli che vai in chiesa, tiri il riso e torni a casa, no.  Di quelli in cui sei testimone e ti impappini anche durante una lettura – yep), ritorno a Trieste (con conseguente carico/scarico di macchina stracolma), studio matto e disperatissimo e magari una volta o due ho anche messo il muso fuori dalla porta per attività più interessanti del semplice “vado a fare la spesa”. Ma sto divagando. Sono finalmente riuscita a completare la lettura e non vedevo l’ora di scrivere questo post.

Tennis, tv, trigonometria, tornado e altre cose divertenti che non farò mai più è una raccolta di reportage pubblicata negli Usa nel 1997, quindi dopo il monumentale Infinite Jest. DFW durante la sua carriera ha anche scritto sotto commissione, andando quindi a zonzo per l’America a documentare eventi. Il tutto, ovviamente, con il suo personalissimo stile. I reportage in questione sono sei: Tennis, trigonometria, tornado; E Unibus Pluram: gli scrittori americani e la televisione; Invadenti evasioni (su cui non mi soffermerò); Che esagerazione; David Lynch non perde la testa; L’abilità professionistica del tennista Michael Joyce come paradigma di una serie di cose tipo la scelta, la libertà, i limiti, la gioia, l’assurdità e la completezza dell’essere umano.

La raccolta è circolare, nel senso che comincia parlando di tennis e si conclude con il tennis, ma da due punti di vista diversi, ossia quello del DFW giovane giocatore di tennis nel Midwest e quello del DFW giornalista e spettatore agli Open canadesi. Ora, io di tennis me ne intendo zero, tuttavia nonostante le spiegazioni tecniche e le divagazioni (in puro stile DFW) mi sono gustata molto i reportage di entrata e di chiusura. In particolare il primo offre anche uno sguardo sull’adolescenza dello scrittore, sul suo modo di pensare e di affrontare non solo i tornei tennistici, ma anche la vita nella cittadina di Philo, pervasa da campi e odori di fertilizzanti tanto quanto crocevia di venti e correnti provenienti da ogni dove e fonte di un quasi perenne vento.

Il secondo reportage è a mio parere il più difficile da affrontare a causa dei molti autori e teorie citate, ma è comunque illuminante, o meglio, è quasi spaventoso pensare che un articolo scritto nel 1990 sia ancora così attuale, in particolare dove parla di pubblicità e marketing.

Invadenti evasioni è il mio preferito, senza dubbio. Immaginate un tipo come DFW in trasferta ad una tipica fiera americana (in questo caso specifico dell’Illinois). Ecco, questo saggio fa morire dal ridere. Ho seriamente sfiorato figure del cavolo mentre lo leggevo in treno perché certi punti sono a dir poco esilaranti. La fiera statale dell’Illinois è un pot-pourri di: caldo umido, tendoni che ospitano produttori di granoturco, palazzi del bestiame, giostre, food court immense e ad alto tasso di olio fritto e così via. Il tutto condito dalle osservazioni di Foster Wallace, che si ritrova trascinato in questa fiera (a volte accompagnato da una vecchia conoscenza alla quale piacciono da impazzire le giostre pericolose) e viene scambiato da alcune signore per l’inviato di Harper’s Bazaar.

Il secondo reportage nel mio personalissimo indice di gradimento è David Lynch non perde la testa, che racconta l’esperienza sul set losangelino di Strade Perdute. Qui Foster Wallace non si limita a descrivere quello che vede sul set e a esporre le sue teorie sui vari attori. E’ un fan di Lynch, ma riesce ad essere obiettivo, inoltre non si sofferma solo al Lynch del set di Strade Perdute, ma riflette sulla sua figura in generale, su come i suoi film e serie tv lo abbiano influenzato nel suo modo di vedere le cose e il cinema. Ho apprezzato molto la definizione di film d’autore, in contrapposizione alla definizione di film commerciale e il tentativo, secondo me ben riuscito, di “spiegare” Lynch a noi profani. Poi, non voglio fare spoiler, ma se siete solo anche vagamente incuriositi da questo articolo, recuperatelo solo per la definizione/descrizione di Kyle MacLachan. E non aggiungo altro 😉

Come dicevo sopra, la raccolta si chiude con un reportage dagli Open canadesi. Michael Joyce viene preso a esempio di sportivo che ha davvero dedicato la sua vita al tennis, vita che per Joyce è piena e soddisfacente nonostante non sia una star del tennis. Foster Wallace lo ammira molto, mentre dice chiaramente di odiare Agassi. Io non ho mai letto Open, ma mi ha fatto specie pensare a un libro che DFW non potrà mai leggere e che forse, anche se ovviamente sto solo vaneggiando, gli avrebbe potuto far cambiare idea su un tennista che odiava il tennis.

Ecco fatto, queste sono le mie sconclusionate impressioni su una raccolta di articoli irriverenti e interessanti scritti da un autore che mi affascina molto e che aveva uno stile di scrittura che ti cattura e non ti lascia più andare, anche quando scrive formule matematiche, cita autori che non conosci o cerca di spiegarti il tennis.

Tennis, tv, trigonometria, tornado e altre cose divertenti che non farò mai più (A supposedly fun thing I’ll never do again)

Minimum Fax, 2011

Traduttori: Vincenzo Ostuni, Christian Raimo, Martina Testa

12,50 €

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