Come diventare ricchi sfondati nell’Asia emergente – Mohsin Hamid

Di Mohsin Hamid, autore de Il fondamentalista riluttante – che personalmente non ho letto – ho sentito parlare da tre ragazze che seguo su YouTube (Rosianna Halse Rojas, Sanne Vliegenthart e Leena Normington) e che hanno avuto il privilegio di partecipare alla Bloggers/Vloggers Night della Penguin. Incuriosita dalla loro stessa curiosità (Leena, in particolare, ha anche raccontato uno sketch spassosissimo e linkato un’intervista allo scrittore, fra le altre cose) su questa nuova uscita e non trovando il romanzo nelle sezioni in lingua di tutte le librerie della città, ho accaparrato la versione tradotta da Norman Gobetti per Einaudi.

 

HamidPenguin

La prima differenza che ho notato rispetto all’edizione inglese è sicuramente la copertina: quella Penguin prende spunto dall’intento ironico dello scrittore (il libro è scritto come se fosse un libro di autoaiuto), quella Einaudi, a essere sincera, mette un po’ d’ansia. Tuttavia, a lettura ultimata, capisco anche la scelta di Einaudi, per quanto a mio modestissimo parere non invogli più di tanto a comprare il volume.

 

hamidEinaudi

Come dicevo, lo stile di scrittura è quello tipico del manuale di autoaiuto, quindi si usa la seconda persona singolare e si danno consigli a questo fantomatico “tu”, il cui nome non scopriremo mai, ma la cui vita seguiremo per tutta la sua parabola.

Viste le premesse, vista la copertina inglese – posso definirla scherzosa? Perché a me sembrava quello l’intento della Penguin – e lette le prime pagine, mi aspettavo un piglio ironico, una lettura leggera ma non per contenuto e sì, mi aspettavo anche di sorridere tanto. Non che io non abbia mai sorriso o che il libro non sia, in certi punti, ironico, però mi aspettavo qualcosa di diverso. Probabilmente anche il suo essere stato definito “una versione globalizzata del Grande Gatsby” non ha giovato molto a suo favore. Il protagonista non è un Jay Gatsby, a mio parere. Ha voglia di emergere, di diventare, appunto, ricco sfondato, ma non ho visto nei suoi occhi la luce che vedevo in quelli di Gatsby. Nemmeno la tragicità, che certamente hanno in comune, non è lo stesso tipo di tragicità. Qua non c’è poesia, non ci sono frasi che ti catturano e non ti lasciano più, qua semmai c’è cinismo. C’è un vademecum che il protagonista segue diligentemente con la sola eccezione di non riuscire a non innamorarsi, ma per il resto è la storia di una vita infelice in un paese non bene specificato dell’Asia, forse il Pakistan, da cui proviene lo stesso Hamid. E’ anche vero che il Pakistan non sono gli Stati Uniti, quindi non ci si può aspettare di vedere inseguito il sogno americano, tuttavia se si parla di un Gatsby globalizzato, perché no? In fondo il concetto del sogno americano non è poi così americano, di questi tempi. La crisi ha spinto un po’ tutti a cercare di farsi da soli, di raggiungere la felicità anche in modi non tradizionali. Ecco, qua di felicità ce n’è ben poca e di sogni pure. La vita del protagonista mi è sembrata più un’esistenza vissuta passivamente in funzione di non si sa bene cosa.

Di solito, quando un libro mi delude un po’, tendo a incolpare me stessa. Mi dico di aver scelto il momento sbagliato per la lettura, di essere stata io a non cogliere il significato celato sotto alle parole. Probabilmente anche stavolta è così, probabilmente la morale di Come diventare ricchi sfondati nell’Asia emergente è che il mondo in cui stiamo vivendo ora è un mondo cinico, dove non c’è posto per le speranze e dove anche seguire un manuale le cui tappe non siano sempre oneste non porterà comunque né ad una ricchezza spropositata, né tantomeno alla felicità.

Ultimamente ho dovuto centellinare il mio tempo su internet perché non andava il wifi, quindi non ho avuto modo di fare ricerche per leggere altre opinioni su questo libro. Qualcuno l’ha letto? Cosa ne pensate?

 

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