Manuale per Ragazze di Successo – Paolo Cognetti

Ho letto Paolo Cognetti a ritroso. Sono partita da Sofia si veste sempre di nero a gennaio, poi sono passata a Una cosa piccola che sta per esplodere a luglio e adesso ho ultimato la lettura di Manuale per ragazze di successo. Per me è insolito leggere a gambero le opere di un autore: sono una grande sostenitrice della lettura in ordine cronologico, mi piace poter seguire l’evoluzione della scrittura e delle tematiche trattate dagli scrittori. Con Cognetti è stato tutto diverso, e come tutte le cose belle è stato ancora più bello farmi travolgere dalla sua scrittura senza averlo programmato.

Manuale per ragazze di successo è una raccolta di racconti – sette – raccontati o incentrati su figure femminili diverse. Le donne di Cognetti non sono mai semplici, banali, senza spessore. Anzi. Non ce n’è una che assomigli all’altra, eppure un filo conduttore c’è (in Tre bambine non possono giocare insieme mi è sembrato di vedere Sofia, come se fosse passata di lì lasciandosi dietro solo una scia di profumo).  Che siano coscienti oppure no del loro essere donne, che riescano quindi a definirsi oppure no, a capire chi sono, le donne di Cognetti sono a tutto tondo, si materializzano intorno a te e ti sembra di conoscerle, a volte tramite i loro pensieri e le loro azioni sembra anche che conoscano te.

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La Casa per Bambini Speciali di Miss Peregrine – Ransom Riggs

Ero alla ricerca di un libro per immergermi in un’atmosfera un po’ spooky, giusto in tempo per Halloween. Non avevo le idee molto chiare su cosa buttarmi, ma appena ho visto questo libro ho subito pensato che facesse al caso mio e l’ho acquistato senza neanche leggere la trama. Conoscevo Ransom Riggs perché lo aveva citato John Green secoli fa in suo video e nonostante avessi sentito parlare molto bene di questo libro, che è il suo primo romanzo, non mi ero mai decisa a comprarlo. Grave errore.

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Ransom Riggs passa il suo tempo libero a girare per i mercatini delle pulci (oltre a scrivere per Mental Floss), dove va a rovistare in grandi contenitori di foto: foto di sconosciuti, foto spesso inquietanti e misteriose (se ne volete un assaggio guardate il video qua sotto). Questa sua passione trova spazio nel romanzo, arricchito da tante fotografie d’epoca, a partire dalla copertina e dal ruolo che le foto svolgono nella vicenda.

Jacob Portman è un sedicenne come tutti gli altri, ha un lavoro che proprio non gli piace, ma che è costretto a fare perché nella sua famiglia (proprietaria di una catena di drugstore) è una sorta di rito di passaggio. Vive con la madre (grazie alla quale erediterà appunto una parte dell’azienda) e il padre, un uomo che ha la passione per l’ornitologia e che periodicamente comincia un libro che mai finisce. Jacob è molto legato al nonno Abraham, ebreo polacco sfuggito ai nazisti e unico sopravvissuto della sua famiglia, ora uomo anziano a cui sembra mancare qualche venerdì. Il nonno era solito raccontare a Jacob storie fantastiche sulla sua infanzia passata in un’isola in Europa, in una casa piena di bambini che come lui erano stati messi in salvo all’ultimo dalla famiglia durante la seconda guerra mondiale e spediti nel Regno Unito. Le storie di Abraham erano appunto fantastiche, parlavano di bambini forzutissimi, di una ragazzina che levitava ed erano tutte documentate da fotografie. Da bambino, Jacob vedeva in quelle foto le prove inconfutabili della veridicità dei racconti del nonno, ma una volta cresciuto le vede per quello che sono: fotomontaggi d’epoca.

Eppure, un giorno succede qualcosa che cambierà la vita del ragazzo. Questo momento, vero spartiacque fra un prima e un dopo, costerà molto a Jacob, che verrà ritenuto pazzo da tutte le persone a lui vicine, ma che riuscirà a partire alla volta dell’Europa insieme al padre per arrivare al nocciolo della questione.

Perché mi è piaciuto così tanto questo libro? Per svariati motivi:

1)      Il protagonista, pur essendo un adolescente, non è un cretino. Mi spiego: molto spesso nei romanzi che vanno tanto di moda adesso, i cosiddetti YA, gli adolescenti suonano abbastanza stupidi (sì, Twilight, sto parlando di te) e i loro problemi non vanno al di là di “mi piace tizio, ma a tizio piace la mia migliore amica” (sto generalizzando, eh). Jacob invece è un ragazzo serio, pensante, normale e si ritrova a dover affrontare problemi veri, insomma, è un personaggio costruito bene.

2)      La trama non è banale ed è ben sviluppata. Anche qui, molti romanzi pensati per gli Young Adult (che poi perché non va più bene dire “libri per ragazzi”?) e messi in bella mostra nelle librerie sembrano solo avere a che fare con draghi, vampiri, zombie e tutto l’ovvio che può derivarne. Non ho niente contro i draghi, i vampiri e gli zombie, anche se non sono il mio genere, ma sono un po’ diventati come il prezzemolo. Non sono un’adolescente e non sono un’esperta di YA, però insomma, si può scrivere un fantasy per ragazzi senza buttarsi a capofitto nei cliché e si possono scegliere i libri da leggere senza che in libreria ci sia scritto a caratteri cubitali “YOUNG ADULT” o “VAMPIRI”, il che ci collega al punto 3.

3)      Non sono stata subissata da slogan pubblicitari tipo “E’ il fantasy definitivo!” o altre amenità che spesso si leggono nelle fascette dei libri di questo genere. Questo per me è molto importante, perché se un libro è buono non c’è bisogno di pomparlo per farlo sembrare qualcosa che non è o renderlo antipatico fin dall’inizio. Insomma, non mi piacciono le etichette, se non si era capito, e qui non ne ho viste, grazie al cielo, anzi, il libro non era neanche messo in quelle posizioni del tipo “sbattiamo i libri in faccia alla gente”, per intenderci.

4)      Riprendendo il discorso trama: per il primo centinaio di pagine ho avuto davvero paura. Avevo i nervi a fior di pelle, tanto da sobbalzare nel momento in cui mi è arrivato un sms. La paura, o meglio, l’inquietudine è dosata davvero bene e fa sì che non si riesca a mettere giù il libro, si DEVE sapere cosa succederà. La vicenda è raccontata benissimo, le tempistiche secondo me sono perfette, nel senso che non si dilunga in spiegazioni prolisse né la fa corta quando il gioco si fa duro. E poi l’ambientazione: stiamo parlando di una sorta di orfanotrofio sperduto in un’isoletta inglese avente come direttrice la misteriosa Miss Peregrine. Stiamo parlando dei racconti di un vecchio scampato allo sterminio dei nazisti. Stiamo parlando di foto inquietanti (vere, peraltro). Stiamo parlando della ricerca della verità! Ok, la smetto. Però sul serio, è una figata! Se non mi credete guardate il video che ha girato Riggs per il book trailer.

L’unica nota negativa è l’aver scoperto che sarà il primo libro di una serie. A me questa storia delle saghe sta cominciando a stufare, a essere sinceri. Insomma, ho capito che vanno di moda, però a volte le storie dovrebbero finire e basta, dovrebbero continuare a vivere nella mente dei lettori e nulla più, invece di rischiare di essere trascinate con il rischio di diventare insulse. Non so se Miss Peregrine sia nato con l’intenzione di avere un seguito o se l’idea sia venuta a Riggs visto il successo e visto che presto diventerà anche un film. Spero solo che in ogni caso non si rompa l’incantesimo, sarebbe un peccato.

La Casa per Bambini Speciali di Miss Peregrine (Miss Peregrine’s Home for Peculiar Children)

BUR Rizzoli, 2012

9,90 €