A Chloe, per le ragioni sbagliate – Claudia Durastanti

Questo è un romanzo che mi ha ridato fiducia nella narrativa italiana e nella mia generazione. La scrittrice, Claudia Durastanti, è nata a Brooklyn nel 1984 e si è trasferita in Italia quando faceva le elementari. Il suo precedente romanzo, Un giorno verrò a lanciare sassi alla tua finestra, ha vinto numerosi premi (inutile dire che cercherò di recuperarlo al più presto).

 

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A Chloe, per le ragioni sbagliate è ambientato in quella Brooklyn da cui proviene l’autrice, ma è il ritratto di una New York ben lontana dall’immagine patinata che possiamo avere a causa di serie tv, film e romanzi vari; è il ritratto della vera New York.

Chloe Gilbert è una ragazza italo-americana alle prese con se stessa, in una lotta contro l’autolesionismo e i ricoveri; Mark Lowe deve invece fare i conti con la sua mania di voler mettere tutto in ordine. Entrambi hanno alle loro spalle una famiglia ingombrante: la madre di Chloe, Carla, beve e vive di espedienti dopo che il marito e padre di Chloe, Tony, se n’è andato. Mark invece è figlio di una famosa poetessa, Anne Dam, ritiratasi dalle scene dopo l’ennesimo crollo nervoso e Richard, accademico. Case popolari da una parte e quartieri borghesi dall’altra, ma in entrambi i casi ci sono figli che loro malgrado sembrano dover badare anche ai propri genitori – oltre che a se stessi.

Si incontrano per caso, Chloe e Mark, sulla metropolitana. Finiscono a letto insieme. Lei sparisce. Dopo qualche giorno tenta il suicidio e viene ricoverata in una clinica. Lei e Mark si sentono per telefono. Chloe esce dalla clinica e Mark è lì ad aspettarla. Così comincia la loro storia, che li vedrà accudirsi e vivere insieme per i successivi tre anni. Perché come suggerito da Mario de Santis in questa intervista radio, è come se i protagonisti di questo romanzo stessero fuggendo da fermi: non c’è grande azione in questo libro, non in senso stretto almeno, ma c’è grande sconvolgimento nella mente dei personaggi e nelle loro vite. La storia però non vuole essere il classico ritratto di una ragazza che si taglia perché proviene da un certo tipo di famiglia disfunzionale, anzi, come ammette Chloe stessa, la famiglia di provenienza non giustifica le sue azioni. Infatti Chloe si rialza, nonostante tutto, e lo fa anche grazie a Mark, il quale a sua volta vede in Chloe una via di fuga dalla madre, una ricompensa per aver «dato, dato, dato». Il loro rapporto e quello che significano l’uno per l’altro è dettato da questo bisogno di aiutarsi a vicenda, magari non in modo del tutto esplicito, ma Chloe e Mark si occupano l’uno dell’altro, finché Chloe ad un certo punto è capace di stare in piedi da sola e tutto diventa più sfuocato, perché in fin dei conti «una guarigione senza miracoli non seduce nessuno».

La storia non è incentrata solo sui due protagonisti, ma racchiude anche le voci dei loro genitori e di qualche amico. Un aspetto che mi ha colpito moltissimo è proprio il rapporto con i genitori e come questi spesso non vengano infusi di saggezza o di quel non-so-che che ti fa passare dall’essere adulto e basta all’essere anche un genitore: anche i genitori sono spezzati, a volte crollano e trascinano tutti con sé. Ma come dice uno psichiatra della clinica dove è ricoverata Chloe all’inizio del romanzo, c’è chi si crede un grattacielo colpito e privato di tutto se non delle fondamenta e chi invece è resiliente. Chloe appartiene alla seconda tipologia di persone. Le cicatrici dei suoi tagli sono un ricordo, un monito a quello che sarebbe potuto accadere se, ma sono anche una mappa: Chloe sa da dove viene e sa a cosa potrebbe andare incontro, ma lei non vuole realmente morire e non è spezzata sul serio. «Non puoi tagliarti due volte nello stesso punto, così come non puoi fare un livido su un livido o fare un trauma su un trauma».

«Vorrei vivere come se fosse sempre il mese di ottobre» ripete Chloe e finalmente il significato di quella frase si dischiude nella testa di Mark attraverso una serie di fotogrammi evanescenti. Le foglie autunnali discinte dal vento e l’aria che si infila subdolamente tra i colletti delle maglie e scivola lungo la schiena; il mese della solitudine in cui ci si riabitua a fatica a frequentare gli stessi posti dopo l’amara consolazione estiva, sbiadita nelle sue mezze tinte di dovere, laddove ottobre è sempre accecante a modo suo, quando i suoi odori e colori diventano una forma economica di tossicodipendenza. Allora Mark capisce che lei saprebbe come essere felice per davvero e raddrizza le spalle per il sollievo.

 

A Chloe, per le ragioni sbagliate

Marsilio Editori, 2013

18,00 €