La poesia in parole e disegni: Blankets di Craig Thompson

Blankets è il primo graphic novel (o la prima graphic novel, ma stando all’Accademia della Crusca si dovrebbe utilizzare il maschile) che io abbia mai letto, se escludo SuperZelda, che non ho “sentito” più di tanto come graphic novel per il semplice motivo che ero in fase fangirl per Fitzgerald & famiglia. Mi è capitato spesso di sentire parlare di graphic novel su internet (soprattutto su canali YouTube anglofoni), ma non mi ero mai avvicinata a questo genere, forse perché so di essere abbastanza ignorante in materia di disegno: per una che fa fatica a tenere una matita in mano, qualsiasi schizzo abbozzato da una persona vagamente dotata sembra un prodigio. So che non è un buon motivo per non essermi mai avventurata in questo mondo ma tant’è, ho recuperato grazie alla persona meravigliosa che mi ha regalato Blankets per il mio compleanno, la quale mi ha assicurato che i disegni fossero stupendi (lui la matita la sa tenere in mano, se non mi credete guardate qua) e che il commesso che gliel’aveva consigliato a momenti si commuoveva (mentre gli spoilerava la storia – LOL).

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Il tomone (592 pagine accompagnate da un profumo di carta buonissimo)

Non scenderò troppo nei particolari della trama – anzi, dirò solo l’essenziale -, perché secondo me il piacere della scoperta è l’aspetto migliore di questo graphic novel. Blankets è la storia (autobiografica) di Craig, una sorta di romanzo di formazione a fumetti dove ci scorre davanti agli occhi la vita di un bambino e di un adolescente timido, cattolico, che vive un’infanzia triste e spesso si sente a disagio in mezzo agli altri e con se stesso.

La religione svolge un ruolo molto importante nella storia, poiché Craig vive in una famiglia cattolica, frequenta la chiesa e il pensiero del peccato (e i sensi di colpa ad esso legati) lo accompagneranno sempre. Sarà tuttavia grazie ad un campo della parrocchia che conoscerà Raina, il suo primo amore, e da quel momento cambierà tutto.

Uno degli aspetti che mi ha colpito di più di questo graphic novel è la maestria con cui Thompson gestisce i silenzi. C’è molto silenzio nella vita di Craig: il silenzio ovattato della neve del Wisconsin, il silenzio dei momenti in cui è da solo a riflettere, ma anche il silenzio di quando è con altre persone e si percepisce solo quello e null’altro. I disegni riescono a trasmettere perfettamente il lavorio della mente di Craig e noi vediamo esattamente quello che vede lui, che sia qualcosa di esistente o la realtà filtrata dalla sua immaginazione.

L’infanzia difficile, il rapporto con il fratello minore e la famiglia, il rapporto con Raina, tutto viene sublimato nei disegni reali di Thompson (che sì, sono bellissimi), ma anche e soprattutto nei disegni che il Craig fumettistico non smette di fare, pur a tratti tormentato dai sensi di colpa dettati dalla sua educazione religiosa. Il disagio di Craig, il suo oscillare fra stati d’animo diametralmente opposti, i suoi desideri, le sue paure, l’incertezza dell’adolescenza e del dover fare i conti con la realtà, l’amore, il desiderio, la fede: tutto questo è raccontato in un modo estremamente poetico. Le emozioni scaturite dalla scrittura e dai disegni sono di quel genere che rimangono addosso, che lasciano con sé una traccia indelebile.

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«Trovavo IMPOSSIBILE che un gruppo di persone diverse tra loro potesse condividere la stessa idea, trovarsi in sintonia di pensiero e sentimenti, per non parlare del condividere un fine concerto»

 

«Ero attratto dal concetto cristiano di redentore PERSONALE, il BUON PASTORE che lasciava da parte il gregge per cercare quell’unica pecorella smarrita e NON da quella MENTALITÀ DI MASSA»

 

Blankets (Blankets)

Craig Thompson

Traduzione di Claudia Manzoletti

Rizzoli Lizard 2010

Sotto tesi, ma viva (per ora)

La tesi mi sta (quasi) uccidendo, ma bazzico ancora su internet e cerco di proseguire con le mie letture non accademiche. Ci vorrà ancora un po’ prima di poter tornare a regime con il blog, ma nel frattempo ho creato una paginetta Facebook dove convogliare tutti gli articoli interessanti (ovviamente riguardanti i libri) che trovo in giro mentre faccio colazione o mentre mi perdo su Tumblr.

Se vi va passate a trovarmi e a tenermi compagnia in queste giornate uggiose 🙂  www.facebook.com/lostoquasendo

A Chloe, per le ragioni sbagliate – Claudia Durastanti

Questo è un romanzo che mi ha ridato fiducia nella narrativa italiana e nella mia generazione. La scrittrice, Claudia Durastanti, è nata a Brooklyn nel 1984 e si è trasferita in Italia quando faceva le elementari. Il suo precedente romanzo, Un giorno verrò a lanciare sassi alla tua finestra, ha vinto numerosi premi (inutile dire che cercherò di recuperarlo al più presto).

 

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A Chloe, per le ragioni sbagliate è ambientato in quella Brooklyn da cui proviene l’autrice, ma è il ritratto di una New York ben lontana dall’immagine patinata che possiamo avere a causa di serie tv, film e romanzi vari; è il ritratto della vera New York.

Chloe Gilbert è una ragazza italo-americana alle prese con se stessa, in una lotta contro l’autolesionismo e i ricoveri; Mark Lowe deve invece fare i conti con la sua mania di voler mettere tutto in ordine. Entrambi hanno alle loro spalle una famiglia ingombrante: la madre di Chloe, Carla, beve e vive di espedienti dopo che il marito e padre di Chloe, Tony, se n’è andato. Mark invece è figlio di una famosa poetessa, Anne Dam, ritiratasi dalle scene dopo l’ennesimo crollo nervoso e Richard, accademico. Case popolari da una parte e quartieri borghesi dall’altra, ma in entrambi i casi ci sono figli che loro malgrado sembrano dover badare anche ai propri genitori – oltre che a se stessi.

Si incontrano per caso, Chloe e Mark, sulla metropolitana. Finiscono a letto insieme. Lei sparisce. Dopo qualche giorno tenta il suicidio e viene ricoverata in una clinica. Lei e Mark si sentono per telefono. Chloe esce dalla clinica e Mark è lì ad aspettarla. Così comincia la loro storia, che li vedrà accudirsi e vivere insieme per i successivi tre anni. Perché come suggerito da Mario de Santis in questa intervista radio, è come se i protagonisti di questo romanzo stessero fuggendo da fermi: non c’è grande azione in questo libro, non in senso stretto almeno, ma c’è grande sconvolgimento nella mente dei personaggi e nelle loro vite. La storia però non vuole essere il classico ritratto di una ragazza che si taglia perché proviene da un certo tipo di famiglia disfunzionale, anzi, come ammette Chloe stessa, la famiglia di provenienza non giustifica le sue azioni. Infatti Chloe si rialza, nonostante tutto, e lo fa anche grazie a Mark, il quale a sua volta vede in Chloe una via di fuga dalla madre, una ricompensa per aver «dato, dato, dato». Il loro rapporto e quello che significano l’uno per l’altro è dettato da questo bisogno di aiutarsi a vicenda, magari non in modo del tutto esplicito, ma Chloe e Mark si occupano l’uno dell’altro, finché Chloe ad un certo punto è capace di stare in piedi da sola e tutto diventa più sfuocato, perché in fin dei conti «una guarigione senza miracoli non seduce nessuno».

La storia non è incentrata solo sui due protagonisti, ma racchiude anche le voci dei loro genitori e di qualche amico. Un aspetto che mi ha colpito moltissimo è proprio il rapporto con i genitori e come questi spesso non vengano infusi di saggezza o di quel non-so-che che ti fa passare dall’essere adulto e basta all’essere anche un genitore: anche i genitori sono spezzati, a volte crollano e trascinano tutti con sé. Ma come dice uno psichiatra della clinica dove è ricoverata Chloe all’inizio del romanzo, c’è chi si crede un grattacielo colpito e privato di tutto se non delle fondamenta e chi invece è resiliente. Chloe appartiene alla seconda tipologia di persone. Le cicatrici dei suoi tagli sono un ricordo, un monito a quello che sarebbe potuto accadere se, ma sono anche una mappa: Chloe sa da dove viene e sa a cosa potrebbe andare incontro, ma lei non vuole realmente morire e non è spezzata sul serio. «Non puoi tagliarti due volte nello stesso punto, così come non puoi fare un livido su un livido o fare un trauma su un trauma».

«Vorrei vivere come se fosse sempre il mese di ottobre» ripete Chloe e finalmente il significato di quella frase si dischiude nella testa di Mark attraverso una serie di fotogrammi evanescenti. Le foglie autunnali discinte dal vento e l’aria che si infila subdolamente tra i colletti delle maglie e scivola lungo la schiena; il mese della solitudine in cui ci si riabitua a fatica a frequentare gli stessi posti dopo l’amara consolazione estiva, sbiadita nelle sue mezze tinte di dovere, laddove ottobre è sempre accecante a modo suo, quando i suoi odori e colori diventano una forma economica di tossicodipendenza. Allora Mark capisce che lei saprebbe come essere felice per davvero e raddrizza le spalle per il sollievo.

 

A Chloe, per le ragioni sbagliate

Marsilio Editori, 2013

18,00 €

 

Manuale per Ragazze di Successo – Paolo Cognetti

Ho letto Paolo Cognetti a ritroso. Sono partita da Sofia si veste sempre di nero a gennaio, poi sono passata a Una cosa piccola che sta per esplodere a luglio e adesso ho ultimato la lettura di Manuale per ragazze di successo. Per me è insolito leggere a gambero le opere di un autore: sono una grande sostenitrice della lettura in ordine cronologico, mi piace poter seguire l’evoluzione della scrittura e delle tematiche trattate dagli scrittori. Con Cognetti è stato tutto diverso, e come tutte le cose belle è stato ancora più bello farmi travolgere dalla sua scrittura senza averlo programmato.

Manuale per ragazze di successo è una raccolta di racconti – sette – raccontati o incentrati su figure femminili diverse. Le donne di Cognetti non sono mai semplici, banali, senza spessore. Anzi. Non ce n’è una che assomigli all’altra, eppure un filo conduttore c’è (in Tre bambine non possono giocare insieme mi è sembrato di vedere Sofia, come se fosse passata di lì lasciandosi dietro solo una scia di profumo).  Che siano coscienti oppure no del loro essere donne, che riescano quindi a definirsi oppure no, a capire chi sono, le donne di Cognetti sono a tutto tondo, si materializzano intorno a te e ti sembra di conoscerle, a volte tramite i loro pensieri e le loro azioni sembra anche che conoscano te.

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