Rebecca la prima moglie – Daphne Du Maurier

Daphne Du Maurier è uno di quei nomi che fino a non molto tempo fa non avevo neanche mai sentito nominare. Fortunatamente esiste questa bellissima cosa chiamata internet dove a volte, per un qualche allineamento astrale, persone distanti chilometri parlano dello stesso libro o autore e io ne rimango affascinata. Jess (Pennylaneonthetube) e Lesley (Wordsofareader) sono le persone a cui devo un nuovo libro da inserire nei preferiti e una nuova scrittrice di cui devo recuperare tutto.

La Du Maurier nasce a Londra nel 1907, figlia di due attori, grazie ai quali fin da piccola si avvicina al mondo dello spettacolo e a personalità importanti. I suoi stessi cugini, tra l’altro, non erano altro che i bambini a cui Barrie si è ispirato per i personaggi di Peter Pan. E’ una scrittrice molto prolifica, ma raggiunge la fama internazionale proprio grazie a Rebecca, pubblicato nel 1938 e trasposto su pellicola da Hitchcock nel 1940.

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Donne e lettori, gioie e dolori

 

La blogosfera in questi ultimi giorni è stata un fermento di commenti, critiche e opinioni su un articolo apparso sul blog del Corriere della Sera La 27esima Ora. L’articolo, intitolato “Sul perché gli uomini non leggono autrici donne” esamina in maniera molto blanda una grande verità: la discriminazione di sesso per quanto riguarda la lettura. Nonostante infatti le statistiche ci svelino che sono le donne a leggere di più, il mercato è per la quasi totalità schierato con gli uomini – cioè con gli scrittori, che sono pubblicati in numero maggiore e hanno molta più probabilità di arrivare finalisti e portarsi a casa premi e riconoscimenti. Non solo, ma un altro grande pregiudizio è il rendere i libri scritti da donne come un’unica grande categoria all’interno della quale pare esserci (secondo l’immaginario maschile, perlomeno) solo chick-lit, sole, cuore e amore.

Come ha fatto notare La Lettrice Rampante, ci sono dei problemi nel modo in cui l’argomento viene presentato dalla giornalista, primo fra tutti l’accostare Jane Austen alla letteratura rosa e secondariamente il buttare cifre un po’ a caso. E’ pur vero però che nella nostra piccola realtà italiana non sentiamo quasi mai nomi di donne fra i finalisti dei premi letterari e non è che all’estero le cose vadano meglio, ma per ora non mi dilungherò su questo. Il post di Elisa era in realtà in risposta ad un altro post, quello di Andrea del Meleto, che mi è piaciuto tantissimo anche e soprattutto perché scritto da un uomo.

Andrea infatti non solo fa notare quanto l’accusa fatta alle scrittrici di scrivere solo d’amore sia stupida (visto che l’amore, per citare Andrea, non è solo “romanticherie da cioccolatino”), ma il modo in cui lo fa notare è come dovrebbe essere un qualsiasi giudizio, ossia posato, ragionato, non come alcuni commenti sotto all’articolo del blog (sotto potete trovare i miei preferiti – alcuni sono in comune con quelli di Andrea). Inoltre, cita anche un articolo il cui hashtag su tumblr è #everydaysexism, che per chi non lo sapesse è anche diventato un libro nel Regno Unito, dopo che il blog da dove era partito il progetto è stato sommerso da testimonianze di donne normali alle prese con i commenti e le azioni di certi uomini . In questo articolo si parlava di come un giornale autorevole come il Times non riuscisse evidentemente a trovare altre parole per descrivere la premiazione di Eleanor Catton se non descrivendone l’aspetto un po’ nerd, il look un po’ da bibliotecaria, la timidezza, i capelli, ma hey, tutti calmi, era carina, quindi nessun problema. Un po’ come quando da bambine ci abituiamo a sentire commenti diversi nei nostri confronti solo perché siamo femmine. Peccato che qui non si abbia a che fare con quelle vecchiette che manco lo fanno apposta a fare differenze, ma con il Times.

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